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::   La Storia  ::

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"Se tu riguardi Luni ed Urbisaglia Come sono ite, e come se ne vanno Di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, Udir cime le schiatte si disfanno Non ti parrà nuova cosa nè forte, Poscia che le cittadi termine hanno".

(D. Alighieri, Paradiso, canto XVI, 73-78)

 

Città della Regio V Picenum, Urbs Salvia fu municipio in epoca repubblicana ed in seguito, sotto Augusto, divenne colonia. La decadenza della città di Urbs Salvia iniziò al passaggio delle truppe di Alarico nel 408 - 409 d.C. Una testimonianza della situazione in cui versava Urbisaglia nel corso del VI secolo ci giunge da Procopio di Cesarea che, nella "Guerra Gotica", descrive il misero stato della città. Nei secoli successivi gli abitanti di Urbisaglia, che si erano rifugiati sulla sommità della collina, dettero origine al Castro de Orbesallia. Nel XII secolo nei pressi di Urbisaglia sorse un importante polo religioso, economico e culturale, l'abbazia cistercense di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, che esercitò una forte influenza su tutta la Valle del Fiastra e sui territori circostanti. Dal XII al XIII secolo Urbisaglia fu dominata dagli Abbracciamonte che, in varie riprese, finirono per cedere a Tolentino i diritti sul castello di Urbisaglia. Dall'inizio del XIV secolo fino alla metà del XV, gli urbisagliesi sopportarono la tirannia tolentinate e, successivamente, finirono sotto la signoria di Elena Tomacelli, nipote di papa Bonifacio IX e moglie del capitano di ventura Taliano Furlano. Quando nelle Marche cessò la signoria di Francesco Sforza , di cui il Furlano era stato capitano, gli urbisagliesi tornarono sotto il dominio tolentinate. Urbisaglia venne definitivamente affrancata dalla giurisdizione di Tolentino soltanto nel 1569, quando papa Pio V la pose alle dirette dipendenze della Santa Sede . Durante il periodo di governo pontificio vennero effettuati i primi scavi della città romana, mentre dopo l'unità d'Italia si crearono le condizioni per un migliore livello di vita della popolazione grazie allo sviluppo industriale, che vide la nascita di una filanda, un calzificio, un saponificio, etc. Con i lasciti dei benefattori Angelo Buccolini, Innocenzo Petrini e del marchese Alessandro Giannelli, il paese si dotò di un asilo infantile, di un ospedale, di un ospizio per anziani e di un Monte di Pietà. Durante il periodo fascista al toponimo Urbisaglia venne aggiunto il nome "Bonservizi", in onore dell'urbisagliese Nicola Bonservizi collaboratore di Mussolini. Negli anni della seconda guerra mondiale, Urbisaglia fu sede di un campo di internamento ubicato nel Palazzo Giustiniani Bandini dell'Abbadia di Fiastra.

 

MUSEI

Testimonianze dell'antica "Urbs Salvia" sono custodite nel Museo Archeologico Statale. Interessante anche il Museo delle armi e delle uniformi militari.

 

Museo delle armi e delle uniformi militari
 Via Sacrario   

  info: Tel. 0733/506385

Il MUSEO DELLE ARMI E DELLE UNIFORMI MILITARI
Folkloristicamente conosciuto come “il Sacrario”, il Museo delle Armi e delle Uniformi Militari è ospitato all'interno della ex chiesa di S. Biagio. Quest'ultima, ricostruita nel 1771 dai Gesuiti sul luogo di una precedente chiesa già esistente nel 1195, è situata appena al di fuori dalla cinta muraria ed è da sempre considerata dai paesani un ipotetico anello di congiunzione tra i ruderi di Urbs Salvia e la Città contemporanea. Nell'Ottocento l'edificio fu più volte requisito dal Comune per essere in seguito attrezzato come lazzaretto, in occasione delle varie epidemie di colera. Divenuta poi di proprietà della famiglia Giustiniani Bandini, la chiesa fu donata al Comune che vi allestì un Sacrario ai Caduti, inaugurato il 28 settembre del 1947 dalla sezione locale dei Combattenti e Reduci. Intorno alla chiesa fu realizzato in seguito un ampio giardino. Negli ultimi anni, si decise di istituire nello stesso luogo un Museo permanente nel quale poter esporre una serie di oggetti bellici (armi ed utensili riportati in paese dai combattenti urbisagliesi) che, insieme a numerose uniformi militari, costituiscono un fervido ricordo di una delle pagine più drammatiche della storia dell'Italia moderna.

 

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