
Chiesa di Sant'Ansovino di Arcevia

Vista del Paese di Arcevia (AN)
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Chiesa di Sant' Ansovino ad Arcevia
Immersa nel verde del territorio boscoso di Arcevia, sorge la chiesetta di S. Ansovino. Tale gioiello di pietra bianca, a cui si accede da una strada provinciale al confine con il territorio arceviese, è uno di quei manufatti d'arte romanica, così frequenti nelle valli minori dell'Appennino.
Il visitatore vi può giungere tramite un comodo, ma allo stesso tempo suggestivo, sentiero immerso nel verde di circa 20 minuti.
La più antica testimonianza dell'esistenza della chiesa risale al 1082, quando viene citata in un documento di origine longobardo alla vicina abbazia di S. Vittore sul Sentino. Le proprietà di questi tardi eredi dei nuclei longobardi insediatisi nella zona agli inizi del sec. VII si estendevano su tutta la fascia montana che fa da spartiacque fra le valli del Sentino e del Misa, dal monte Murano ad Arcevia, da Genga a Castiglioni. La chiesa fu fondata presumibilmente da alcuni di questi possessores fra il X e l'XI secolo e dedicata al santo vescovo Ansovino, patrono di Camerino, della cui diocesi faceva e fa tuttora parte la parrocchia.
Storicamente, e soprattutto artisticamente dalle simbologie dei capitelli, è evidente l’impronta templare.
Infatti nelle "Rationes decimarum" risulta appartenente alla Magione TEMPLARE di Pian dell'Ospedale e tassata per la rilevante somma di 45 soldi.
Nel 1308 Papa Clemente V ordina ai vescovi di Jesi e Fano di Inquisire contro i Templari presenti nelle loro diocesi, tra i quali quelli appartenenti alla " magione di S. Ansovinii" della fossa de l'omo morto.
Il solo elemento decorativo della facciata è una croce astile con sei palle è un altro segno tipicamente Templare.
A livello architettonico l'edificio è ad un'unica navata, terminante in un'abside semicircolare, ed è divisa a metà da due pilastri addossati ai muri laterali; questi originariamente fungevano da sostegno , insieme ai pilastri e alle mensole. Ma gli elementi indubbiamente più originali e significativi di tutto il complesso sono gli elementi decorativi, in particolare i capitelli dell'arco absidale.
Molto probabilmente ritocchi e simbologie sulle colonne e capitelli furono eseguiti dal 1200 in poi dall’ordine templare!

Le due figure laterali sono maschili e sembrano complementari a quella centrale femminile, la cui elevata condizione sociale è evidenziata dai monili, dagli orecchi e dalla corona che sovrasta il suo capo. La Vergine appare avallata dalla presenza di un'altra testa coronata, questa maschile e di analoghe fattezze, posta in posizione simmetrica sulla linea della diagonale che congiunge i capitelli absidali di sinistra al capitello che divide le due campate sulla parete di destra. L'ipotesi di un'allusione a personaggi di alto rango, forse patroni della chiesa, appare interessante. Niente di simile è rintracciabile nelle altre testimonianze di arte romanica presenti nell'area appenninica centrale. La stessa primività della fattura, che non esclude tuttavia una certa dignità e ricercatezza, non può essere spiegata solo con la marginalità dell'area e quindi con un ritardo stilistico: andrebbe anche presa in considerazione l'eventualità che possa trattarsi di elementi di rimpiego.
Il blocco che segue, sempre sulla sinistra dell'arco absidale, assume la forma di due distinti capitelli. Il primo reca la figura di un'aquila e ripropone un'iconografia dalla pluralità di significati e abbastanza diffusa nell'arte romanica della zona; il secondo capitello reca un motivo ornamentale di foglie a forma piatta anch'esso abbastanza comune.
Vito ROCCHI
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